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Il mondo del mondo al contrario

Come molti altri, ho letto il libro di Roberto Vannacci, “Il mondo al contrario”, e come molti altri mi spingo verso una (non richiesta) riflessione. È facile sparare ad alzo zero (termine caro all’Autore) contro un non professionista della scrittura, ma devo farlo (se scrivi, se dipingi, se componi, il cerchio si chiude con il giudizio di chi fruisce). Oltre le tesi, francamente debolissime, sostenute da Vannacci, emerge lungo tutto il libro un livello di approfondimento elementare e caricaturale.

Ogni argomento è affrontato in modi sbrigativi e privi di reali ricerche documentali: spazia, infatti da citazioni pseudo-colte, forzate o fuori luogo (una per tutte Noam Chomsky) ad altre che discendono da programmi di intrattenimento (vedi Alba Parietti). Usa più volte la classica modalità di chi scredita o deride “l’altro” (il nero, il gay, il vegano…) precisando, però, di avere tanti amici della categoria incriminata. Il testo è scritto in modo banale (lo scritto colloquiale, lo dico all’Autore, è un’altra cosa); è infarcito di errori (non sono refusi, lo dico alla Casa Editrice che ne ha acquisito i diritti e che si è assunta il compito di correggerlo per ripubblicarlo); usa pervicacemente termini da camerata (dato che il cameratismo è un valore che l’Autore rimpiange) o inutilmente retorici (uno per tutti “il Belpaese”, epiteto generosamente sparso lungo tutto il libro).

Un’altra discutibile caratteristica della prosa usata è la ridicolizzazione schematica delle categorie avverse, tratteggiate, anch’esse, in modo ridicolo e stancamente retorico (una per tutte, i “gretini”, termine che, francamente, non si può più sentire). Infine, ma la mia rapidissima analisi rimane incompleta, l’Autore non capisce (ripeto, non capisce) l’importanza della tutela e della protezione di specie animali “minori”, per le quali Vannacci ha deciso che, proprio in quanto minori, sono sacrificabili per lasciar spazio al sol dell’avvenire: non capisce (adesso sono io a ridondare) che, prescindendo dal diritto alla vita anche per i rospi o i salmoni (dall’Autore citati come animali, presumo, ridicoli o di scarso appeal o semplicemente inutili), molte di queste specie sono “ombrello”, nel senso che sono le cartine di tornasole dello stato di salute dell’ambiente. Gentile Autore, le piaccia o no, se muore l’ambiente, lei ed io non avremo tanto futuro. Insomma, è un libro inutile; no perché propugni tesi pericolose o sediziose, ma per la sua banalità e la sua inconsistenza semantica e sintattica.