Sicurezza stradale oggi
I fattori principali che possono contribuire a spiegare le cause di una diffusa indisciplina alle norme di “utilizzo” di un luogo pubblico – e quindi condiviso – quale è la rete stradale, possono avere due origini, una di tipo sociale, l’altra di tipo individuale.
Il bisogno inconsapevole di ribadire la propria individualità porta l’individuo-automobilista ad occupare spazi comuni, pubblici, in modo privato, cioè come se fosse una proprietà privata, in cui abbiamo priorità, diritti, opzioni di scelta e confidenza di cui non dispongono gli altri.
La percezione del diritto, del pericolo e della prevaricazione è un fattore secondario al dominio del territorio (tale dominio è accentuato dall’eventuale possesso di mezzi di trasporto a forte impatto fallico-virile (i cosiddetti SUV, che raggiungono dimensioni da autocarro con costi e consumi commisurati).
Il codice della strada, da strumento democratico, che è funzionale solo se ha piena condivisione da parte di tutti, diventa un fattore “normalizzante”, nel senso che impedisce l’affermazione di una presunta superiorità auto-percepita, una superiorità fisica, di competenze, di esperienze e di capacità di controllo e gestione degli imprevisti: la diffusa elusione di indossare la cintura di sicurezza o il casco per i motociclisti testimonia l’idea irreale non tanto di invulnerabilità, ma soprattutto di capacità superiore di percepire, anticipare o evitare il pericolo lì dove gli altri non hanno saputo reagire adeguatamente (quelli che hanno subito le conseguenze della deviazione dalla norma, rimanendo feriti o perdendo la vita).
Socialmente, il soggetto ha qualità che altri non hanno (banalmente, “guidare meglio”), auto- posizionandosi nella popolazione la cui abilità alla guida è mediamente superiore.
Individualmente, la persona ritiene che le devianze dalla norma (il Codice della Strada), causate dal proprio comportamento, non pregiudichino l’ordine sociale, essendo le stesse futili, prive di conseguenze e soprattutto sotto l’illusorio e pieno controllo del soggetto agente. È interessante notare due aspetti tipici: 1) il guidatore giudica riprovevole un comportamento “scorretto” compiuto da un’altra persona, anche se la stessa azione “deviante” è stata compiuta dal soggetto poco prima o comunque in un arco temporale differente dall’altro (un attimo prima o dopo, un metro prima o dopo, l’identico comportamento scorretto avrebbe, secondo il soggetto osservatore, un impatto ben più basso per la sicurezza, l’ordine pubblico, ecc.); 2) si verifica una generale tolleranza alla infrazione degli altri se tale “indulgenza” serve a giustificare indirettamente il proprio comportamento.
È probabile che la rilevazione della fallacità del comportamento altrui invece del proprio sia una manifestazione del concetto di Ombra e della sua negazione; accade in ogni contesto della vita quotidiana che alcuni nostri comportamenti ritenuti mediamente e socialmente biasimevoli, che compongono l’Ombra, vengano con difficoltà riconosciuti in sé stessi (o per nulla riconosciuti), mentre è psicologicamente più “economico” attribuirli ad altri.
Conseguentemente, il comportamento “deviante”, applicato alla guida, è sovente addebitato all’altro da sé.

